Eira Thomas, la donna dagli occhi di diamante

I diamanti hanno storie che meritano di essere raccontate, storie vere che potrebbero essere anche ottime trame per bellissimi e avventurosi film. Era il 1973, quando John Gurney, ricercatore dello Smithsonian Institute di Washington, fu autore di una ricerca secondo la quale alcuni minerali tra cui un tipo di granato piropo detto G10, erano esclusivi delle kimberliti diamantifere e quindi potevano essere considerati indicatori della presenza di diamanti. Si stavano semplificando le metodologie di ricerche dei diamanti. La cosa divenne di dominio pubblico aprendo a tutti la possibilità di andare a caccia. Arriviamo alla primavera del 1994.

Eira Thomas ha 24 anni, si è appena laureata in geologia e lavora alla Aber, ditta del padre, presso le rive del Lago di Gras, in Canada a pochi chilometri dal Circolo Polare Artico. Era in corso una trattativa per una fusione con la DHK: un’ultima spiaggia. La nostra eroina voleva che ciò non avvenisse. Il 27 aprile iniziò a far trivellare una anomalia magnetica denominata A-21. Si scopre un camino diamantifero. Per gli investitori però non è ancora sufficiente. Allora Eira Thomas decide di proseguire la sua folle corsa contro il tempo. Ha l’intuizione di far trivellare un’altra anomalia la A-154 che essendo molto vicino alla A-21, poteva essere un camino gemello.

Sembra un buco nell’acqua. Ha tutto contro: il tempo, gli alti costi di trivellazione, sembra che il fato abbia già deciso. Ma alla fine la sua determinazione risulta decisiva per coronare quell’impresa. L’ultima trivellazione contiene quello che cercava: vi trova un diamante di due carati. Come in una spy story che si rispetti decide che nessuno deve sapere nulla, neppure suo padre impegnato sul fronte della fusione. Le cronache che trattarono la storia riportano che Eira dormì con la “prova” sotto il cuscino e la mattina dopo volò per Vancouver per mostrare al padre quanto rinvenuto. La ragazza aveva scoperto il gruppo di camini diamantiferi con il più alto tenore al mondo, quasi 5 carati per tonnellata.

Si è calcolato che questi camini che si trovano a duecento chilometri dal circolo polare artico sotto il lago di Gras contengono diamanti per 138 milioni di carati e forniranno diamanti grezzi per 400 milioni di dollari all’anno per 20 anni. Nel maggio 2003 la società Diavik ha fatto il suo primo milione di carati e la Aber ricevette il 40% delle gemme estratte, nel 2006 produsse quasi 10 milioni di carati. Nel 1999 Tiffany, la società newyorchese, firmò un contratto per l’acquisto di 50 milioni di dollari all’anno per 15 anni. La Aber aveva vinto la sua battaglia.

Poteva vendere i suoi diamanti senza essere costretta a passare tramite la DTC, il Diamond Trading Company di Londra, società controllata dalla De Beers, che controllava la valutazione e la vendita all’asta di quasi tutti i lotti di grezzi in circolazione sul mercato. Oggi Eira Thomas è chiamata “the Queen of Diamonds”, la Lara Croft dell’industria mineraria. È direttrice della Stornoway Diamond e dalle sue miniere escono diamanti per un milione di dollari al giorno. Nel 2004 ha acquisito anche la catena di gioiellerie Harry Winston.

Oggi è possibile e consigliabile investire in diamanti e il sito www.idclondon.net è sicuramente in grado di fornire tutte le informazioni necessarie per passare a questa forma di investimento considerata tra le più sicure e redditizie.


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