Cos’è un rendering?

Nell’ambito architettonico ma non solo spesso avrete sentito parlare di “rendering”, una parola inglese che non ha nessuna traduzione specifica italiana anche perchè non è così facile da trovare anche volendo, si usano di solito le espressioni “fare un rendering”,  “renderizzami questa scena”, “imparare a renderizzare”,  “corsi di rendering”.
Alla lettera infatti infatti “to render”, sta per rendere, non nel senso di restituire (anche quello volendo), ma in questo caso significherebbe “dare una resa”  a qualcosa. Il rendering sarebbe infatti il contenuto “restituito”, il “reso”, cioè quell’immagine che esce fuori da un determinato calcolo che avviene attraverso un computer alla fine di un preciso lavoro di preparazione.
Succede infatti che quando siamo all’interno di softwares 3D ad esempio 3dsmax, Rhinoceros, Cinema 4D, etc. si debbano prima modellare gli oggetti, costruendoli via via tridimensionalmente e dandogli sembianze reali. Dopodichè si procede con la fase di texturizzazione dell’oggetto stesso, per simulare i materiali di cui quell’oggetto è fatto. Si applicano infine telecamere e luci per prepararsi appunto alla cosiddetta “fase di rendering”, ovvero il processo di calcolo che permetterà al nostro ambiente tridimensionale di trasformarsi in una semplice immagine bidimensionale, più o meno fotorealistica, che potrà essere trasportata all’interno di altri programmi che supportano files 2D tipo Photoshop, proiettata, utilizzata via web, o infine semplicemente stampata.
Chiaramente a concorrere alla fase di rendering sarà il processore del proprio computer e a seconda della potenza dello stesso sarà più o meno rapido eseguirli. La velocità potrà variare inoltre in base alla risoluzione dell’immagine da renderizzare e della quantità e complessità delle informazioni presenti nella scena: riflessioni, trasparenze, tipo di ombre, sfuocature, numero di luci e così via.
Non ci rimane a questo punto che “imparare a renderizzare”.


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