Greenpeace nuova campagna contro il mondo della moda

È di questi giorni l’ultima provocazione di Greenpeace diretta come sempre agli attentatori della salute dell’ambiente. Questa volta a cadere nel mirino della nota associazione ambientalista è il marchio spagnolo Zara specializzato, dal 1975, in abbigliamento per adulti e bambini.

La nuova campagna di Greenpeace denominata Detox è il risultato di uno studio dal titolo “Toxic Threads – The Fashion Big Stitch-Up” che ha visto l’esame di 141 capi d’abbigliamento dei seguenti brand: ZARA, Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blažek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H&M, Levi, Victoria ‘s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl.

Gli esami di Greenpeace hanno riscontrato nei capi di alcuni dei marchi sopra citati delle sostanze dannose sia per l’uomo che per l’ambiente. Si tratta di alchilfenoli, ftalati e nonilfenoli etossilati, agenti tossici che a contatto con il corpo possono causare modifiche a livello ormonale.

Greenpeace ha dichiarato di voler iniziare la sua nuova campagna proprio dal marchio Zara perché, tra quelli incriminati, è il più diffuso a livello mondiale. Inoltre nei capi a marchio Zara erano presenti alte quantità di agenti cencerogeni.

La nuova campagna di Greenpeace si sta diffondendo a macchia d’olio sulla rete tramite facebook e twitter. A colpire gli utenti del web sono certamente le immagini, quelle di modelle bellissime con volti deturpati da maschere per l’ossigeno e macchie di sangue. Una delle più significative ritrae il cadavere di una modella con le ali dove i confini del corpo, come nelle scene del crimine, sono delimitati da un gessetto bianco.

Greenpeace chiede a Zara di depurare i propri capi dalle sostanze tossiche entro il 2020. Inoltre la multinazionale deve promettere di informare gli abitanti dei territori ove sono collocate le fabbriche, delle sostanze potenzialmente inquinanti che vengono rilasciate nell’ambiente. Insomma una sorta di autodenuncia che il brand spagnolo potrebbe decidere di sottoscrivere per mettere fine alla campagna diffamatoria.

All’incirca un anno fa nel mirino di Greenpeace era caduta un’altra multinazionale apprezzatissima dai giovani. Parliamo della svedese H&M che, nel giro di qualche ora, accettò di eliminare ogni sostanza potenzialmente nociva dai suoi capi. Gesto che Greenpeace ha apprezzato e che continua a ribadire.

Quel che è certo è che soprattutto i più giovani sono sempre più sensibili alle dinamiche ambientali e mettersi contro un gigante dell’ecologia quale è Greenpeace non è un buon affare. Soprattutto in tempi di crisi.

 


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